Osteria perché non è un ristorante, perché non è una trattoria, perché non è un wine bar, perché fa chic e non impegna, perché piace a gourmet e riluttanti, perché è un luogo politicamente corretto dove prima o poi passano tutti, bionde, rosse e brune, di centro, destra e sinistra.
Arte in casa, ma anche arte e cibo, come quella che combina il Don Abbondio a Forlì.
In una città che ha molto poco da raccontare a tavola ma non solo, lo chef Diego dopo avere accumulato esperienze come secondo di Vincenzo Camerucci al Lido Lido ha accettato la sfida non facile di ridare nuovo brio a quel luogo una volta chiamato Osteria della Trippa, dove la specialità della casa, neanche a dirlo, fu la trippa.Ubicato nelle vicinanze del Convento del San Domenico nuovo fulcro culturale di Forlì recentemente ristrutturato dove è possibile visitare opere rinascimentali e contemporanee, il Don Abbondio è ospitato proprio di fianco, in una storica palazzina di due piani.
E’ innegabile che dove ci siano artisti ci siano gallerie d'arte e quindi i negozi alla moda, i bar e i ristoranti.
Se il pian terreno del Don Abbondio è adibito a luogo di ritrovo in cui è possibile fermarsi a qualsiasi ora del giorno e della notte per un aperitivo accompagnato da piccoli assaggi delle merende d’una volta, al piano superiore c’è il piccolo regno di Diego dove si diverte abilmente a giocare con i sensi, in un fragile equilibrio tra l’audace e l’innocente, accendendo echi di ricordi lontani o proiezioni di storie future….
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